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PECHINO -
Scontri tra monaci tibetani e forze di sicurezza
cinesi sono in corso da quattro giorni nei pressi del
monastero di Drepung, uno dei più importanti di Lhasa,
capitale del Tibet, secondo un quotidiano di Hong
Kong. Secondo il Ming Pao, solitamente bene informato
sull' attualità cinese, le violenze sono scoppiate
quando agenti di polizia hanno cercato di impedire a
decine di monaci di celebrare il conferimento al loro
leader spirituale, il Dalai Lama, della medaglia d'
oro del Congresso degli Stati Uniti.
Mercoledì scorso, l'onorificenza al leader tibetano e
premio Nobel per la pace, che vive in esilio dal 1959,
ha provocato una grave crisi nelle relazioni tra
Pechino e Washington. In una delle reazioni più forti
giovedì scorso il portavoce del ministero degli esteri
cinese Liu Jianchao ha sostenuto che il Dalai Lama è
"l' ispiratore" e "la persona che da ordini" alle
"forze secessioniste" del Tibet e ha chiesto agli Usa
di intraprendere delle "azioni" per riparare ai danni
portati alle relazioni tra i due paesi. Il Ming Pao
afferma che i monaci, in segno di gioia per l'onore
ricevuto dal loro leader, volevano dipingere di bianco
una cappella nella quale in passato si sono ritirati
in meditazione i Dalai Lama.
Gli agenti hanno cercato di impedirlo e, nella
colluttazione che ne è seguita, un monaco sarebbe
stato colpito in testa da una bastonata. Ne sono
seguiti scontri tra circa 900 monaci e 3-400 agenti
nelle strade adiacenti a Drepung, aggiunge il
quotidiano. Posti di blocco sono stati istituiti dalla
polizia cinese sulle strade che portano a Lhasa e una
potente telecamera è stata installata sul tetto di un
palazzo di fronte al Jokhang, un altro dei più
importarti templi buddhisti della capitale. Nelle
ultime settimane i principali mezzi di comunicazione
cinesi hanno rivolto pesanti attacchi al premio Nobel,
accusandolo tra l' altro di aver fatto assassinare una
decina di avversari politici tibetani e di essere
stato un promotore della setta giapponese Aum Shirikyo,
che ha compiuto attentati nei quali hanno perso la
vita decine di persone. In precedenza, Pechino aveva
reagito ad un incontro tra il cancelliere tedesco
Angela Merkel ed il leader tibetano affermando che
esso "ha danneggiato" le relazioni tra Cina e
Germania. Non è chiaro cosa abbia provocato la nuova
fiammata di accuse, di una rara violenza, contro il
Dalai Lama.
Negoziati tra rappresentanti del leader tibetano e del
governo cinese si sono tenuti dal 2002 al 2006, ma non
hanno dato risultati. Si ritiene che i negoziati si
siano arenati sul problema dello status delle zone a
maggioranza etnica tibetana delle quattro province
cinese dello Yunnan, Sichuan, Gansu e Qinghai. In
settembre, secondo informazioni diffuse da gruppi
umanitari internazionali, sette giovani sono stati
picchiati e arrestati a Gannan, nel Gansu, per aver
scritto su un muro slogan inneggianti al Dalai Lama.
ANSA - ITALIA -
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