Scontri tra monaci tibetani e polizia per il Dalai Lama
 

HONG KONG (Reuters) - Centinaia di monaci buddisti, che festeggiavano l'onorificenza assegnata negli Usa al Dalai Lama, sono stati coinvolti in scontri con la polizia per quattro giorni nella capitale del Tibet, la regione himalayana cinese.

Lo riferisce oggi un giornale di Hong Kong.

La Cina, che considera il Dalai Lama un separatista, ha definito la medaglia d'oro del Congresso americano come una "farsa" che danneggia le relazioni tra Pechino e Washington.

Dopo gli scontri, circa 1.100 monaci e decine di visitatori non hanno potuto lasciare il monastero di Zhaibung a Lhasa, perché circondato da 3.000 poliziotti armati, secondo il quotidiano Ming Pao.

Il giornale non dice se vi siano stati arresti o feriti, ma riferisce di scontri anche in un monastero vicino e di posti di blocco della polizia sulle strade principali.

Il Tibet è sotto il controllo della Cina dall'occupazione militare comunista nel 1950 e il governo cinese ha difficili rapporti con i tibetani, che chiedono maggiore libertà politica e religiosa.

Il presidente Usa George W. Bush ha premiato il Dalai Lama mercoledì e ha chiesto alla CIna di aprire colloqui con il leader spirituale buddista.



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Cina, violenze in Tibet dopo onori Usa a Dalai Lama

PECHINO - Scontri tra monaci tibetani e forze di sicurezza cinesi sono in corso da quattro giorni nei pressi del monastero di Drepung, uno dei più importanti di Lhasa, capitale del Tibet, secondo un quotidiano di Hong Kong. Secondo il Ming Pao, solitamente bene informato sull' attualità cinese, le violenze sono scoppiate quando agenti di polizia hanno cercato di impedire a decine di monaci di celebrare il conferimento al loro leader spirituale, il Dalai Lama, della medaglia d' oro del Congresso degli Stati Uniti.

Mercoledì scorso, l'onorificenza al leader tibetano e premio Nobel per la pace, che vive in esilio dal 1959, ha provocato una grave crisi nelle relazioni tra Pechino e Washington. In una delle reazioni più forti giovedì scorso il portavoce del ministero degli esteri cinese Liu Jianchao ha sostenuto che il Dalai Lama è "l' ispiratore" e "la persona che da ordini" alle "forze secessioniste" del Tibet e ha chiesto agli Usa di intraprendere delle "azioni" per riparare ai danni portati alle relazioni tra i due paesi. Il Ming Pao afferma che i monaci, in segno di gioia per l'onore ricevuto dal loro leader, volevano dipingere di bianco una cappella nella quale in passato si sono ritirati in meditazione i Dalai Lama.

Gli agenti hanno cercato di impedirlo e, nella colluttazione che ne è seguita, un monaco sarebbe stato colpito in testa da una bastonata. Ne sono seguiti scontri tra circa 900 monaci e 3-400 agenti nelle strade adiacenti a Drepung, aggiunge il quotidiano. Posti di blocco sono stati istituiti dalla polizia cinese sulle strade che portano a Lhasa e una potente telecamera è stata installata sul tetto di un palazzo di fronte al Jokhang, un altro dei più importarti templi buddhisti della capitale. Nelle ultime settimane i principali mezzi di comunicazione cinesi hanno rivolto pesanti attacchi al premio Nobel, accusandolo tra l' altro di aver fatto assassinare una decina di avversari politici tibetani e di essere stato un promotore della setta giapponese Aum Shirikyo, che ha compiuto attentati nei quali hanno perso la vita decine di persone. In precedenza, Pechino aveva reagito ad un incontro tra il cancelliere tedesco Angela Merkel ed il leader tibetano affermando che esso "ha danneggiato" le relazioni tra Cina e Germania. Non è chiaro cosa abbia provocato la nuova fiammata di accuse, di una rara violenza, contro il Dalai Lama.

Negoziati tra rappresentanti del leader tibetano e del governo cinese si sono tenuti dal 2002 al 2006, ma non hanno dato risultati. Si ritiene che i negoziati si siano arenati sul problema dello status delle zone a maggioranza etnica tibetana delle quattro province cinese dello Yunnan, Sichuan, Gansu e Qinghai. In settembre, secondo informazioni diffuse da gruppi umanitari internazionali, sette giovani sono stati picchiati e arrestati a Gannan, nel Gansu, per aver scritto su un muro slogan inneggianti al Dalai Lama.

 

ANSA - ITALIA -


 

Scontri tra monaci buddisti e polizia a Lhasa

23 ottobre 2007 - Peacereporter - Centinaia di monaci buddisti si sono scontrati con la polizia per quattro giorni consecutivi nella capitale tibetana Lhasa, secondo quanto riferito da organi di stampa cinesi.

La polizia avrebbe circondato con 3.000 uomini il monastero di Zhaibung nella città, impedendo ai circa 1.100 monaci di uscire dal complesso. Al momento non si hanno notizie di feriti o di arresti. I monaci stavano festeggiando la consegna da parte del Congresso statunitense di una medaglia d'oro, una delle massime onorificenze Usa, al loro capo spirituale, il Dalai Lama, in esilio in India. La Cina ha definito la cerimonia "una farsa", minacciando gli Usa di possibili conseguenze diplomatiche. La regione del Tibet, i cui abitanti chiedono maggiori autonomie e libertà religiosa, è occupata dalle forze cinesi dal 1950.

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