Pechino 2008:
Belgio non esclude il boicottaggio

Dopo la Francia anche il governo belga apre alla possibilita' di boicottare i Giochi di Pechino. Il giorno dopo le dichiarazioni di Nicolas Sarkozy ('Tutte le opzioni sono aperte, ma io faccio appello al senso di responsabilita' delle istituzioni cinesi'), che ventilava l'ipotesi di una mancata partecipazione della delegazione transalpina all'edizione a cinque cerchi cinese, anche in Belgio si comincia a parlare di boicottaggio. A farlo e' il vice-premier fiammingo Didier Reynders, che in un'intervista al quotidiano 'Le Soir' ammette che 'il boicottaggio non e' una buona soluzione, ma al momento non possiamo escluderlo'.Un'altra stangata dunque per il governo di Pechino, che si trova a far fronte non solo con le violenze che quotidianamente affligono la regione del Tibet, ma anche con l'imbarazzo di dover 'giustificare' tali atti con il resto del mondo. La posizione del Belgio, comunque, rimane quella di qualche settimana fa. 'Non crediamo sia giusto boicottare i Giochi - ha detto Reynders -. La nostra posizione ufficiale e' chiara e non e' cambiata. Restiamo attenti circa le evoluzioni della situazione e lanciamo ancora una volta l'appello al dialogo fra le parti. Spero che il governo cinese sia piu' ragionevole'.Nel frattempo pero' il ministro dello Sport fiammingo Bert Anciaux ha annunciato che non sara' presente alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici. 'Andro' a Pechino principalmente per sostenere gli atleti belgi - ha detto il ministro -. Non sto boicottando nulla, semplicemente non sono uno che rispetta sempre questi protocolli. Il fatto di non andare a Pechino servira' anche per non dare ulteriori incentivi alla propaganda del governo cinese, con cui gli atleti non devono avere nulla a che fare'. Insomma, dopo quella francese, un'altra gatta da pelare negli stanzoni di Pechino prima del fatidico 8 agosto.

 
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