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Dopo la Francia
anche il governo belga apre alla possibilita' di boicottare i
Giochi di Pechino. Il giorno dopo le dichiarazioni di Nicolas
Sarkozy ('Tutte le opzioni sono aperte, ma io faccio appello al
senso di responsabilita' delle istituzioni cinesi'), che
ventilava l'ipotesi di una mancata partecipazione della
delegazione transalpina all'edizione a cinque cerchi cinese,
anche in Belgio si comincia a parlare di boicottaggio. A farlo
e' il vice-premier fiammingo Didier Reynders, che in
un'intervista al quotidiano 'Le Soir' ammette che 'il
boicottaggio non e' una buona soluzione, ma al momento non
possiamo escluderlo'.Un'altra stangata dunque per il governo di
Pechino, che si trova a far fronte non solo con le violenze che
quotidianamente affligono la regione del Tibet, ma anche con
l'imbarazzo di dover 'giustificare' tali atti con il resto del
mondo. La posizione del Belgio, comunque, rimane quella di
qualche settimana fa. 'Non crediamo sia giusto boicottare i
Giochi - ha detto Reynders -. La nostra posizione ufficiale e'
chiara e non e' cambiata. Restiamo attenti circa le evoluzioni
della situazione e lanciamo ancora una volta l'appello al
dialogo fra le parti. Spero che il governo cinese sia piu'
ragionevole'.Nel frattempo pero' il ministro dello Sport
fiammingo Bert Anciaux ha annunciato che non sara' presente alla
cerimonia di apertura dei Giochi olimpici. 'Andro' a Pechino
principalmente per sostenere gli atleti belgi - ha detto il
ministro -. Non sto boicottando nulla, semplicemente non sono
uno che rispetta sempre questi protocolli. Il fatto di non
andare a Pechino servira' anche per non dare ulteriori incentivi
alla propaganda del governo cinese, con cui gli atleti non
devono avere nulla a che fare'. Insomma, dopo quella francese,
un'altra gatta da pelare negli stanzoni di Pechino prima del
fatidico 8 agosto. |