È sorprendente come nel terzo millennio i regimi comunisti, sparsi nel mondo, continuino indisturbati a violare i diritti umani e le libertà. È bastato infatti  il conferimento della medaglia d’oro del consiglio americano al Dalai lama a far riprendere le violenze in Tibet, nei confronti dei monaci radunati per commemorare l’evento. A scatenare la rappresaglia della polizia sarebbe stato, secondo  Pechino, l’atteggiamento provocatorio dello stesso leader spirituale che avrebbe incoraggiato aggressioni nei confronti della comunità cinese nella regione tibetana. Certo non fa meraviglia che uno stato invasore, che occupa con la forza una regione vicina violando le leggi internazionali, infami così un uomo già premio nobel per la pace ed in esilio dal 59’. Le nazioni unite dovrebbero a questo punto, alla luce dei fallimenti delle precedenti risoluzioni internazionali, inquisire la cina comunista, o repubblica popolare che dir si voglia, per l’oltre milione di vittime che ha causato in questi 50 anni tra civili e religiosi, i quali hanno fatto della non violenza il simbolo della loro resistenza. Questi ultimi però, ai quali è negata la possibilità di autodeterminazione, vengono chiamati rivoltosi ed a loro arrivano gli inviti al dialogo mentre la violazione dei fondamentali diritti umani prosegue incontrastata, si pensi agli aborti involontari a cui le donne tibetane sono costrette e si immagini a cosa possa servire una presenza militare di oltre 400.000 unità. Vi è poi una deplorevole operazione mirata alla messa in minoranza della popolazione locale attraverso l’ingresso massiccio di quella cinese e la distruzione di tutto il patrimonio artistico tibetano al fine di svilire l’identità di quel popolo.

Tutto ciò mentre il mondo occidentale e cristiano commemora la resurrezione. Tutto mentre in Europa migliaia di cinesi creano problemi di natura sociale, di ordine pubblico e invadono il mercato con una concorrenza sleale per l’economia locale, poiché frutto di un lavoro a costo prossimo allo zero e reso in condizioni disumane da migliaia di uomini trattati come schiavi. Invece di appelli e risoluzioni, per nulla risolutrici, andrebbero interrotti immediatamente tutte le relazioni commerciali frenando l’avanzata del nuovo colosso attaccandolo nell’interesse primario dell’economia, poiché la sua smisurata espansione economica, così come l’invasione in Tibet, non è affatto una questione interna ma mondiale. Cosa accadrebbe se questa espansione non venisse arrestata? Cosa succederebbe se la forza militare della repubblica popolare incentivasse a perseverare? L’Europa dorme tranquilla accogliendo i migliaia di fratelli cinesi, che ogni tanto in rivolta mettono a soqquadro le nostre capitali, avviando una colonizzazione silenziosa, in grado di convertire interi quartieri in “chine town”, che da qui a qualche decennio metterà in minoranza la nostra gente ed in discussione il nostro patrimonio culturale ed artistico. È l’ora che l’Europa si risvegli, scriva le sue radici cristiane e costituisca il suo esercito, intervenendo con l’autorevolezza che la storia le assegna per la salvaguardia della pace nel mondo onde evitare, in un futuro non tanto lontano, di difenderla sul proprio territorio. Altro che giochi olimpici compagna Cina.

 

 

                                                                                        Giampaolo Vietri

                                                                            Consigliere Comunale di Taranto