IL DALAI LAMA CHIEDE AIUTO ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE148

 

 

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 Ventisei persone sono state arrestate ed armi sono state confiscate in un monastero nel Sichuan, nella Cina sudoccidentale, in relazione alle recenti proteste anticinesi. Lo scrive oggi la Nuova Cina. Citando la polizia locale, l'agenzia cinese scrive che la polizia ha scoperto ieri 30 pistole, 498 proiettili, due chili di esplosivo e "un numero importante" di coltelli nel monastero di Geerdeng, nella provincia del Sichuan. "Ventisei sospetti sono stati arrestati perché sospettati di aver partecipato alle violente manifestazioni del 16 marzo, seguiti agli scontri avvenuti a Lhasa, in Tibet", rende noto la polizia senza precisare se le persone arrestate siano monaci. Religiosi del monastero parteciparono a violente manifestazioni contro edifici governativi due giorni dopo gli incidenti di Lhasa. La contea di Aba, dove si trova il monastero, è situata nella provincia del Sichuan che confina con il Tibet, amministrato dalla Cina. La Nuova Cina precisa che la polizia ha anche sequestrato telefoni satellitari, decoder capaci di ricevere televisioni straniere, fax, computer, una bandiera vietata del governo tibetano in esilio e striscioni che chiedono l'indipendenza del Tibet. Le violenze cominciate nel Tibet il 10 marzo hanno causato secondo le autorità cinesi 19 morti. Il governo dei tibetani in esilio afferma invece che la repressione cinese in Tibet e nelle province cinesi abitate da tibetani ha provocano circa 140 morti.

ESULI, ANCORA PROTESTE A LHASA

DHARAMSALA - Il governo tibetano in esilio ha detto oggi a Dharamsala (India) che ci sono state oggi altre manifestazioni di monaci buddisti vicino a un monastero di Lhasa, capitale del Tibet. Secondo un comunicato diffuso sul sito del governo in esilio, "le manifestazioni si sono tenute alle 14:00 ora locale (lo 07:00 italiane) davanti al monastero di Ramoche". "Manifestazioni che hanno raccolto molto rapidamente migliaia di persone si sono ugualmente svolte nelle vicinanze". in particolare nei pressi del tempio di Tsuglag-khang (Jokhang)", aggiunge il comunicato.

DALAI LAMA, APPELLO ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE

NEW DELHI - Il Dalai Lama ha chiesto oggi aiuto alla comunità internazionale per sbloccare la situazione nel Tibet, mentre Pechino rimane ferma sulle sue posizioni. In una conferenza stampa tenuta a New Delhi dopo aver partecipato ad una cerimonia interreligiosa al memoriale del mahatma Gandhi, il leader tibetano in esilio ha affermato che il suo popolo "non ha alcun potere salvo la giustizia, la verità, la sincerità".

 "E' per questo - ha aggiunto che chiedo alla comunità internazionale di aiutarci". "Noi siamo aperti, aspettiamo", ha aggiunto riferendosi alla sua offerta di dialogo alla Cina, lanciata ieri e rimasta per il momento senza risposta. Da Pechino continuano a venire segnali contraddittori. Una delegazione di 15 diplomatici - in rappresentanza tra gli altri di Usa, Francia, Italia, Commissione Europea e Slovenia, l'attuale presidente del' Unione Europea - è stata invitata a visitare Lhasa, un fatto che sottolinea l' importanza che viene attribuita alle opinioni della comunità internazionale. Però é stato impedito ai diplomatici di incontrare, come avevano chiesto, alcuni dei monaci ribelli che giovedì scorso hanno accusato il governo di mentire davanti ad un gruppo di giornalisti stranieri.

Nessuna notizia è stata fornita alla delegazione di diplomatici sulla situazione nei principali templi di Lhasa, nei quali i monaci sono "temporaneamente confinati" dall' 11 marzo secondo la espressione del vicepresidente della Regione Autonoma del Tibet, Baema Chilain. Gruppi tibetani in esilio affermano che i monaci hanno serie difficoltà a rifornirsi di cibo e di altri generi di prima necessità.

La stampa cinese non ha fatto cenno alla visita della delegazione di diplomatici mentre il quotidiano in inglese China Daily ha pubblicato con rilievo un articolo secondo il quale sono state scoperti dei documenti - un carteggio tra l' allora premier britannico Winston Chuchill ed il leader repubblicano cinese Chiang Kai-shek - secondo i quali il Tibet "é stato sempre parte della Cina".

Il Dalai Lama continua ad essere accusato dai dirigenti cinesi di essere segretamente a favore della secessione, e non dell' autonomia come dichiara da almeno due decenni.

Nella sua conferenza stampa di oggi, il leader tibetano ha detto che sta pensando a "ritirarsi" per prepararsi "alla prossima vita", senza indicare delle date. Tra i leader che potrebbero succedergli alla testa della comunità tibetana in esilio ha indicato il Karmapa, il giovane Buddha reincarnato fuggito rocambolescamente dalla Cina nel 2000 e che oggi ha 24 anni. Pechino ha annunciato oggi che le famiglie delle vittime dei moti delle scorse settimane verranno risarcite e che i feriti saranno curati gratis. Il bilancio della rivolta tibetana rimane di 20 morti secondo la Cina (19 a Lhasa ed un poliziotto nella provincia del Sichuan) e di circa 140 vittime secondo il governo tibetano in esilio.

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Io posso soltanto pregare. La nostra porta è aperta, stiamo aspettando''

 

Tibet, Dalai Lama: ''Per favore il mondo ci aiuti''


Il leader spirituale tibetano: "Non abbiamo potere a parte la giustizia, la verità e la sincerità''. E attacca: "I cinesi non hanno esperienza della democrazia". L'accorato appello dopo che ieri il presidente americano George Bush ha esortato la Cina ad aprire il dialogo. Dalla Ue nessuna decisione su boicottaggio dei Giochi Olimpici

Nuova Delhi, 29 mar. (Adnkronos/Ign) - Il leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, si è rivolto al mondo perché aiuti il suo popolo. "Non abbiamo potere a parte la giustizia, la verità e la sincerità, per questo mi rivolgo alla comunità internazionale perché per favore ci aiuti", ha detto il Dalai Lama (nella foto) durante una conferenza stampa a Nuova Delhi, dove è impegnato in una sessione di meditazione.

"Io posso soltanto pregare", ha affermato il leader spirituale tibetano, che dal 1959 vive in esilio in India, ribadendo di essere aperto al dialogo e di non chiedere l'indipendenza del Tibet. "La nostra porta è aperta, stiamo aspettando", ha dichiarato, aggiungendo di chiedere soltanto "una significativa autonomia" e "piene garanzie per la nostra unica cultura, compresa la lingua".

I cinesi non hanno esperienza della democrazia, ha rimarcato ancora, e del modo in cui funziona, "per questo quando i tibetani si esprimono, i cinesi fanno cose folli". Il leader spirituale tibetano ha poi ribadito di non voler chiedere il boicottaggio dei Giochi di Pechino né di voler impedire il passaggio della torcia olimpica, che arriverà in India il 17 aprile. "Ho detto che meritano di ospitare i Giochi in quanto nazione più popolosa del mondo. La mia posizione è la stessa malgrado la repressione in Tibet - ha spiegato - la torcia olimpica fa parte dei giochi e il mio atteggiamento è lo stesso". Contrario al boicottaggio anche il presidente del Parlamento tibetano in esilio, Karma Choepel.

Il Dalai Lama ha incontrato i giornalisti al termine di un raduno interreligioso di preghiera in memoria dei tibetani rimasti uccisi nella repressione cinese delle ultime due settimane. La preghiera, seguita da alcuni minuti di silenzio, si è svolta al memoriale Rajghat, che ricorda il Mahatma Gandhi, padre dell'indipendenza indiana e apostolo della non violenza. Alla preghiera erano presenti leader delle comunità buddiste, hinduiste, musulmane, sikh, cristiane e jainiste.

Il suo accorato appello giunge dopo che ieri il presidente americano George Bush ha esortato la Cina ad aprire il dialogo con il Dalai Lama. Almeno 140 persone sono morte a causa della repressione cinese seguita alle proteste iniziate due settimane fa in Tibet, affermano i tibetani in esilio. Le autorità cinesi dicono invece che i manifestanti hanno ucciso 18 civili e 2 poliziotti.

Il governo cinese ha annunciato l'intenzione di pagare un indennizzo ai parenti delle 18 vittime degli scontri di Lhasa dello scorso 14 marzo. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Xinhua, ogni famiglia riceverà 200mila yuan, pari a circa 18mila euro.

Quanto al boicottaggio dei Giochi Olimpici di Pechino, nessuna decisione in merito è stata presa dai Ventisette. Riuniti a Brdo, in Slovenia, per il vertice informale dei ministri degli Esteri Ue-Paesi balcanici, i capi delle diplomazie europee hanno esortato il governo cinese ad "avviare un dialogo sostanziale e costruttivo" con il Dalai Lama, e si sono detti "molto preoccupati per gli avvenimenti nella regione del Tibet". Ma nessuna decisione è stata presa. ''La Ue - si legge nella dichiarazione che ha concluso l'incontro - seguirà d'ora in avanti attentamente la situazione dei diritti umani in Cina".

Intanto continuano le proteste. La polizia nepalese ha arrestato oggi 84 esuli tibetani accusati di manifestare illegalmente dinanzi all'ufficio visti dell'ambasciata cinese a Kathmandu. La protesta segue quella di ieri, quando decine di esuli tibetani hanno scavalcato le mura che circordano la sede delle Nazioni Unite a Kathmandu: