Tibet, Cina torna ad attaccare Dalai Lama

lunedì, 31 marzo 2008 7.52 148

 

Tibet, Cina torna ad attaccare Dalai Lama

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PECHINO (Reuters) - Nel giorno in cui la fiaccola olimpica è giunta a Pechino, la Cina è tornata ad attaccare il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani, accusandolo di abusare della religione, di provocare le proteste in Tibet e di prepararsi all'indipendenza della regione.

I toni assunti dalle autorità cinesi contro il Dalai Lama indicano che Pechino intende puntare i piedi contro la crescente spinta dell'opinione pubblica internazionale a dialogare invece col vincitore del premio Nobel per la pace, dopo settimane di proteste e di repressione in Tibet e nelle regioni cinesi a forte presenza tibetana.

Un dispaccio della Xinhua, l'agenzia di stampa ufficiale cinese, dice che il governo ha la prova che il Dalai Lama e i suoi sostenitori hanno organizzato l'esplosione della rivolta anti-cinese dei giorni scorsi.

L'ufficio del Dalai Lama ha respinto l'accusa e ha chiesto alla Cina di consentire l'ingresso di ispettori indipendenti.

"L'auto-proclamatosi leader spirituale ha ovviamente dimenticato la propria identità, ha abusato della sua religione e ha fatto un po' troppa politica", ha scritto l'agenzia Xinhua, aggiungendo che il Dalai Lama starebbe costruendo una "infrastruttura pro-indipendenza".

Se il Dalai Lama "desiderasse realmente essere un semplice monaco buddista è il momento giusto per lui per smettere di fare politica e imbrogliare la gente, soprattutto gli occidentali, con la sua ipocrita richiesta di 'autonomia'", ha detto ancora la Xinhua.

Numerosi leader stranieri, tra cui il presidente Usa George W. Bush, hanno invitato Pechino ad avviare colloqui col Dalai Lama per risolvere la questione. La Cina ha risposto che lo farà soltanto se il religioso respingerà l'idea dell'indipendenza del Tibet e di Taiwan e userà la propria influenza per porre fine alla rivolta.

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