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INTRODUZIONE
Il Tibet, la Terra delle nevi, il tetto del
mondo, per secoli questo regno misterioso, abbarbicato tra le
montagne dell’altopiano himalayano, ha suscitato un grande fascino
sul mondo occidentale. L’essere un paese così difficilmente
raggiungibile, a causa della sua particolare struttura fisica, e la
chiusura nei confronti del mondo esterno, ne facevano una meta
agognata sia dai commercianti, che vedevano nel Tibet una
inesauribile miniera di tesori e ricchezze di ogni genere, sia da
coloro che portavano avanti una ricerca spirituale, e vedevano
l’altopiano come il luogo in cui era possibile trovare i testi
buddhisti tradizionali, scampati alle persecuzioni perpetrate nella
vicina India.
Allorché i tibetani si resero conto
dell’invadenza degli stranieri, decisero di chiudere le porte del
proprio regno, custodendo i segreti della propria storia. Quando
negli anni ’80, le porte furono riaperte, il Tibet non era più lo
stesso, la situazione era completamente cambiata, l’enorme bagaglio
storico e culturale era in grave pericolo.
L’obiettivo di questa ricerca è,
innanzitutto, quello di evidenziare la grande ricchezza culturale di
questo paese, che ha il proprio fulcro in una tradizione religiosa
vecchia di 25 secoli, il Buddhismo.
Si tratta di un paese capace di
assorbire diverse religioni e tradizioni, mischiandole fra loro nel
nome della tolleranza, confidando sul fatto che ciò che importa è la
salvezza dell’uomo e non il modo in cui la si raggiunge.
La religione, in Tibet, condiziona
qualsiasi aspetto della vita, e lo stesso ordinamento politico si
basa su essa e sui valori che propone, su tutti, il rispetto verso
tutte le forme di vita e la compassione. E’ evidente che si tratta
di una realtà davvero molto distante da quello occidentale, ma
rappresenta un sistema peculiare anche rispetto alle zone ad esso
più vicine, sia da un punto di vista geografico che da quello
culturale.
Il Tibet però, o meglio, il vecchio
Tibet, quello tradizionale contraddistinto dai grandi valori
spirituali, è in serio pericolo, minacciato da una superpotenza
mondiale che sta operando contro di esso un genocidio culturale
oltre che fisico, al fine di poterlo governare senza alcun ostacolo.
Il secondo obiettivo di questa tesi è, perciò, quello di denunciare
una situazione gravissima, nella quale il popolo tibetano viene
sistematicamente colpito da persecuzioni di ogni sorta, nel
tentativo da parte della Cina, paese invasore, di distruggere
proprio quel retaggio culturale così unico, mediante una costante
violazione dei diritti umani accettati internazionalmente e la
privazione, per il popolo tibetano, delle benché minime garanzie per
un’esistenza serena.
L’intenzione è quindi quella di
sottolineare un pericolo per tutta l’umanità, che rischia di vedere
perduto per sempre un patrimonio di tale portata. Ho voluto porre in
evidenza anche le pesanti responsabilità dell’intero mondo
occidentale, che permette tale sfacelo nella quasi totale
indifferenza, dato che, all’indomani dell’invasione cinese, solo il
piccolo Stato di El Salvador fece sentire le proprie rimostranze. Il
menefreghismo del mondo occidentale è probabilmente figlio
dell’importanza della Cina a livello internazionale, ma non può
certamente essere giustificato né ignorato.
Per porre in essere tale analisi è
stato necessario raccogliere innanzitutto del materiale storico, che
permettesse di capire quali fossero i rapporti intercorrenti tra il
Tibet e la Cina precedentemente all’invasione, i rapporti tra il
Tibet ed i paesi occidentali ed i rapporti con gli stati vicini, in
particolare con l’India; infine per comprendere quale è stato l’iter
che ha portato il Tibet a passare da uno status di nazione
indipendente e sovrana a quello di Stato colonizzato.
Si è reso indispensabile utilizzare
anche dei supporti geografici, al fine di analizzare quali fossero
le peculiarità morfologiche che hanno contribuito al secolare
isolamento della regione, e per determinare i rapporti di
interdipendenza idrogeologica con i paesi vicini, nei quali il Tibet
gioca un ruolo assolutamente centrale.
Molto utili sono stati anche i
documenti diplomatici, che mi hanno permesso di rilevare i rapporti
politici esteri del Tibet, e l’attenzione riservata alla questione
tibetana da parte degli organi delle Nazioni Unite e dai vari
governi nazionali.
Ovviamente, un’attenzione particolare,
è stata riservata ai testi sulla religione, fondamentali per cercare
di capire religioni così complesse come il Bon ed il Buddhismo,
diverse da quelle professate principalmente in Occidente. In tal
senso, un ruolo essenziale lo hanno avuto gli scritti del Dalai bLa
ma, soprattutto in relazione ad alcune componenti del buddhismo
tibetano.
Di primaria importanza si sono
rivelate le numerose riviste specializzate sull’universo asiatico,
in quanto hanno descritto con dovizia di particolari, la situazione
storica tibetana passo dopo passo, permettendomi di entrare in
possesso di informazioni e dati relativi anche agli anni più
recenti.
Infine ho utilizzato diversi testi
concernenti la Storia del pensiero politico ed il Diritto pubblico,
al fine di individuare cosa esattamente sia un sistema teocratico ed
effettuare un’analisi comparativa con le istituzioni tradizionali
tibetane, in modo da capire se il termine “teocrazia” sia adatto a
designarle.
La ricerca si è svolta in gran parte
fra i testi disponibili nella biblioteca della Facoltà di Scienze
Politiche di Cagliari, nella biblioteca dell’Ateneo ed attraverso
Internet, da cui ho potuto trarre anche numerose immagini.
Particolarmente copioso di nozioni si è rivelato il sito ufficiale
del Governo tibetano in esilio, sia per quanto attiene alla sfera
storico-politica che per quella religiosa.
E’ stato necessario ottenere
informazioni anche tramite i corsi universitari, specialmente quelli
attinenti l’Asia orientale, per poter meglio conoscere gli
avvenimenti verificatisi in Cina prima e dopo l’invasione del Tibet
ed essere in grado, così, di capire meglio il contesto storico
dell’intera regione.
E’ ovvio che gli argomenti trattabili
in questo lavoro sarebbero potuti essere più numerosi, ma per meglio
analizzare le questioni maggiormente inerenti al tema, ho dovuto
sacrificarli.
Il solo Buddhismo, infatti, consta di
una serie innumerevole di testi, per cui un’indagine più profonda
non era possibile, e questo principio è estendibile alle altre
tematiche affrontate.
L’auspicio è che questa tesi possa,
nel suo piccolo, destare la curiosità intorno alle sofferenze patite
dal popolo tibetano, e scuotere le coscienze di chi, non per propria
colpa o negligenza, ignora tale situazione.
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