Pechino 2008 - Jacques Rogge promuove la Cina

Eurosport - mer, 09 apr 21:25:00 2008

Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale ha espresso i propri complimenti alla Cina dichiarando che affidare l'organizzazione dei Giochi a Pechino è stata una scelta "corretta"

Prima Londra, poi Parigi, non sembrano avere insegnato niente. Il turbolento percorso della fiamma, simbolo delle Olimpiadi e a rischio nelle Capitali di Inghilterra e Francia, non ha minimamente toccato il presidente del CIO. Jacques Rogge, che ha incontrato in giornata a Pechino il premier cinese, Wen Jiabao, si è limitato a esternare la speranza che il viaggio della torcia olimpica si svolga senza ulteriori incidenti.

Al suo rientro in albergo, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale non si è fermato a parlare con i giornalisti. Sfuggendo ai microfoni, però, Rogge ha espresso "i suoi complimenti" alla Cina per la preparazione dei Giochi e ha riaffermato che la decisione di affidarli a Pechino è stata "corretta".

In Cina si sentono pronti ad ospitare il grande evento. Il primo ministro cinese, Wen Jiabao, noncurante delle tensioni crescenti per la situazione del Tibet, sostiene che "la fiaccola é il simbolo della pace, dell'amicizia e del progresso". Il premier della Cina ha poi aggiunto: "Il nostro Paese può garantire che terrà un evento speciale, di alto livello, rispettando gli impegni presi solennemente col resto del mondo".

Parole, senza dubbio con un senso, che sono però in aperta contraddizione con quanto sta accadendo nel mondo, attraversato dalla fiaccola che corre il rischio di spegnersi a ogni sua tappa.

II Giochi Olimpici diventano quindi sempre più affare politico e sempre meno questione di sport. Per Antonio Rossi, due volte campione olimpico di canoa che a Pechino disputerà la sua quinta Olimpiade, se boicottaggio ci deve essere non deve riguardare l'aspetto sportivo. "Tocca alla politica prendere una posizione. I Capi di Stato potrebbero decidere di disertare la cerimonia di apertura dei Giochi. Laddove si optasse per il boicottaggio, poi, si dovrebbe cominciare mettendo dazi più alti o decidere tutti insieme di non comprare più nulla proveniente dalla Cina senza, per questo, coinvolgere le discipline sportive". E' la speranza di Antonio Rossi ma, in fondo in fondo, è un po' la speranza di tutti.