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AZIONE
GIOVANI CARAVELLA SCRIVE AL PRESIDENTE CIAMPI E AL MINISTRO DEGLI
ESTERI FINI IN OCCASSIONE DEL VIAGGIO DI QUEST'ULTIMI IN CINA
LETTERA
APERTA AL PRESIDENTE CIAMPI
( PER CONOSCENZA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, ON. GIANFRANCO FINI)
Egregio Presidente,
Chi le scrive sono gli appartenenti al gruppo Azione giovani
Caravella di Cagliari, movimento giovanile di Alleanza nazionale.
Scriviamo questa lettera in merito al prossimo viaggio che La vedrà
recarsi nella Repubblica Popolare Cinese, nella quale incontrerà i
massimi vertici del Paese.
Comprendendo che oramai la Cina è diventata da tempo una potenza
economica di riguardo e con un enorme potenziale ancora da
sfruttare, la nostra preoccupazione è rivolta alla drammatica
situazione del popolo tibetano.
Da tempo la Cina, in quella che è una regione dalla tradizioni
secolari, compie impunemente un genoicidio fisico e culturale che
sta cancellando dalla storia un popolo che di certo non può essere
accusato di fomentare la violenza o avere tra le proprie fila
qualche terrorista che semina attentanti nelle varie parti del
mondo.
La Cina, da quando ha invaso e occupato militarmente il Tibet, ha
aumentato le tasse indiscriminatamente, ha sequestrato grandi
latifondi e ha condannato i vecchi proprietari con l’accusa di
“crimini contro il popolo”. Alcuni di essi sono stati condannati
a morte.
Le autorità di Pechino hanno da sempre cercato d’instillare nella
popolazione una dottrina anti-religiosa: monaci e monache sono stati
sottoposti a pesanti soprusi ed umiliazioni pubbliche; Un esempio,
forse quello meno crudele, è aver obbligato i monaci nelle campagne
di sterminio di alcuni animali, pur sapendo che tale attività è
fortemente contraria all’etica buddista.
Le vogliamo segnalare inoltre che la Cina il 17 maggio del 1995 si
è resa protagonista di un rapimento ai danni dell’undicesimo Pan
c’en, un bambino di appena 6 anni . Il Pan c’en, pur essendo
solamente un’autorità religiosa e non politica, è ancora nelle
mani delle autorità cinesi che non lasciano trapelare notizie ma
hanno provveduto a nominare un pan c’en sostitutivo. Azione
inutile e apertamente strumentale agli interessi cinesi in quanto il
Pan c’en può essere nominato solamente dal Dalai Lama.
Dati parlano di 1.200.000 tibetani uccisi, decessi causati dalla
lotta contro l’invasore cinese, all’epoca dell’occupazione,
dalla fame, dalle torture subite in prigione o una parte
considerevole, sono i tibetani spinti al suicidio.
Le autorità di Pechino arrestano sistematicamente chi sventola o
espone la bandiera nazionale tibetana e strappano la lingua con
delle tenaglie a chi osa gridare “Viva il Dalai Lama”.
Noi italiani, che nei tempi passati, abbiamo visto connazionali
arrestati per aver voluto esporre il tricolore nei nostri territori,
ingiustamente occupati dagli stranieri, dovremmo essere più
sensibili e aiutare chi lotta per il giusto diritto di manifestare
il proprio orgoglio nazionale.
I bambini tibetani difficilmente frequentano le scuole in quanto,
oltre all’alto prezzo delle tasse per accedervi, nelle scuole in
Tibet, s insegna e si parla solamente il cinese e man mano che si
sale di grado d’istruzione, aumentano le ineguaglianze tra cinesi
e tibetani.
Non meno importante è il fattore ambientale. Si calcola, che in
questi 50 anni di dominazione cinese, l’80% del patrimonio
boschivo sia stato abbattuto. Questo comporta gravi ripercussioni
dell’ecosistema del sudest asiatico, con inondazioni, frane e
fenomeni di desertificazione.
Sono state costruite strade, centrali nucleari e altre opere che
hanno violato un ambiente naturale che ha resistito per secoli
all’avanzare del progresso selvaggio.
Come richiede lo stesso Dalai Lama ai vari governi del mondo, non
vogliamo un isolamento della Cina ma vorremmo un segnale forte delle
Istituzioni italiane verso la causa del popolo tibetano per vedere
rispettati i più elementari diritti civili e di sopravvivenza, sino
ad oggi negati dalle autorità di Pechino.
Le chiediamo di farsi portavoce di questa battaglia per la
democrazia e la libertà, Lei che molto spesso cita questi valori
nei suoi discorsi.
Sicuri di un suo impegno a tal proposito, le rivolgiamo i nostri più
sentiti auguri di buon lavor nell’interesse del nostro amato
Paese, l’Italia.
LA
RISPOSTA DEL MINISTERO DEGLI ESTERI
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